Inverno,  Italia,  Piemonte

Cima d’Ometto (Alpe di Mera)

Alla ricerca della neve perduta

  • 1912m s.l.m.
  • Alpe di Mera
  • 1:30 h circa

La scorsa stagione invernale non le abbiamo mai usate, quindi urge recuperare quest’anno; vi starete chiedendo di cosa sto parlando, e la risposta è semplicissima, ovvero delle racchette da neve (come le chiama mio papà), oggi più comunemente note come ciaspole.

Purtroppo questo inizio 2019 la neve latita, quindi saliremo di quota verso zone interessate dalla presenza di piste da sci per riuscire a trovare la materia prima per l’utilizzo della nostra attrezzatura per il trekking invernale. Per la cronaca, abbiamo acquistato le nostre ciaspole circa 3 anni or sono, in saldo, e la spesa cadauna si è aggirata sulle 70€, un ottimo rapporto qualità prezzo.

Ciaspolata all' Alpe di Mera
Ciaspole

Ma veniamo all’argomento principale, ovvero la salita alla Cima d’Ometto, in quel dell’Alpe di Mera. Altro trekking semplice, adatto a noi “dummies”, con una continua e lieve ascesa iniziale ed una più ripida sul versante a coprire i poco più di 350m di dislivello, considerato che si parte dai 1540m s.l.m. circa dall’arrivo della seggiovia all’abitato dell’Alpe. È possibile partire direttamente dal Comune di Scopello, ma in quel caso il tempo di percorrenza (ed il dislivello) aumenta considerevolmente, arrivando a superare le 3:30h.

Un trekking panoramico, che spazia sulle valli del biellese e valsesiane e, in caso di giornata tersa, permette ancora una volta di ammirare il Monte Rosa in tutto il suo splendore (Capanna Margherita compresa, con un binocolo a portata di mano). Anche oggi soffia vento in cima, e purtroppo un compatto ammasso di nuvole non ci permette di gustare appieno lo scenario circostante.

Arriviamo alla partenza degli impianti di risalita di Scopello (VC) a metà mattina, visto che abbiamo deciso di prendere la seggiovia per coprire il primo tratto; è la seconda volta che prendo una seggiovia, ed è sempre la stessa, quindi sono già pronta al freddo che ci investirà durante la salita, essendo tutto il tragitto completamente all’ombra con una temperatura che al momento si attesta sotto gli 0°C.

Arrivando all'Alpe di Mera

Un quarto d’ora di gelida risalita e possiamo partire con la camminata, che taglia per tutto il primo tratto pianeggiante l’abitato di Mera; attraversiamo tre piste da sci prima di cominciare a seguire il sentiero n. 36 (secondo la nuova segnaletica CAI, il n. 236) per l’Ometto, che è inoltre segnalato come “Percorso ciaspole”, all’altezza della pista “Bimella”, o per i più golosi, all’altezza dell’Agriturismo “La Casera Bianca”.

Fin qui sono bastati i soli scarponi e potrebbero continuare ad essere sufficienti, ma scegliamo comunque di calzare le nostre ghette e le nostre ciaspole almeno per il primo tratto di salita, visto che l’intento odierno è quello di farne uso; vediamo infatti in lontananza che, all’altezza del crinale, in corrispondenza della Colma dei Lavaggi (1720m s.l.m.), la neve ha ceduto al sole e il sentiero è ben visibile e percorribile.

Alpe di Mera
Alpe di Mera

Il tempo di calzare le nostre racchette e ripartiamo: la neve è tutt’altro che fresca, esiste già una traccia lasciata da chi ci ha preceduto, quindi seguiamo un po’ quella e un po’ tagliamo il percorso. Il sole riscalda parecchio, e arriviamo alla Colma accaldati; il tempo di togliere le ciaspole e riprendiamo a salire coi soli scarponi, seguendo il percorso sulla cresta che ha nel frattempo incontrato il sentiero biellese.

Il monumento sulla Cima dell’Ometto – Alpe di Mera

Certi tratti meriterebbero l’utilizzo dei ramponcini, che infatti useremo più tardi per scendere, ma tutto sommato la salita è piuttosto semplice; i 20 minuti segnalati dal CAI quasi raddoppiano, stiamo camminando davvero rilassatamente, ed alla fine arriviamo alla croce situata sulla vetta (1912m s.l.m.). Con noi ci sono altri 3 escursionisti che hanno scelto di godere della bella giornata, e i seguenti 20 minuti li passiamo in compagnia di una bella tazza di tè caldo ed un po’ di cioccolato. Come d’usanza, compiliamo il “diario di bordo” che si trova nel basamento della croce, e vediamo che dall’inizio dell’anno sono già in tanti ad essere transitati da qui. Salutiamo i presenti e cominciamo a scendere, e in meno di un’ora percorrendo a ritroso il sentiero dell’andata arriviamo nuovamente all’altezza delle piste da sci; da buoni golosi quali siamo, abbiamo già deciso di acquistare una forma di formaggio toma nel caso in cui l’agriturismo fosse aperto… ed alla fine ci fermiamo anche a pranzare, come fare a resistere?

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