Inverno,  Piemonte,  Rifugi

Alpe Follu (Val d’Otro)


Una passeggiata semplice ma intensa!

  • 1664m s.l.m.
  • Val d’Otro – Valsesia
  • 1:20 h circa

Siamo in Valsesia, in una valle laterale di Alagna Valsesia; la Val d’Otro, ad oggi percorribile solo a piedi e fortunatamente non ancora “deturpata” da una strada carrozzabile.

Metto l’aggettivo “deturpata” fra virgolette perché amo anche altre valli che sono state rese agibili diversamente da questa, come l’adiacente Val Vogna in Comune di Riva Valdobbia, che pur avendo visto negli ultimi anni l’allargamento del sentiero con la realizzazione di una strada percorribile in macchina fin quasi alla frazione della Peccia, continua a mantenere il suo fascino, fintanto che il traffico si mantiene su bassissimi livelli.

Per la camminata odierna, si può lasciare la macchina al parcheggio sterrato che si incontra all’ingresso del paese; si può partire dalla caserma dei Carabinieri (lì trovate il primo cartello con le indicazioni), così come si può partire dal centro paese, precisamente in corrispondenza dell’Unione Alagnese, fino a che i due sentieri si incontrano e proseguono in direzione della Val d’Otro.

Essendo caduta poca neve (al momento del nostro trekking), i sentieri sono percorribili senza dover ricorrere ad altra attrezzatura; c’è solo da fare attenzione per qualche tratto ghiacciato, che risulta comunque facilmente superabile.

Arriviamo al primo bivio, anche questa volta la scelta su quale tratto percorrere è solo casuale, in quanto anche questi due sentieri si ricongiungeranno poco oltre; prendiamo la “scalinata” che si apre alla nostra destra, ovvero il sentiero originario, la seconda opzione è proseguire su un sentiero aperto a seguito degli episodi franosi degli anni 2000, che avevano portato anche alla chiusura della strada che più avanti muove verso il Mulino del Putteru prima, ed i meravigliosi laghi Tailly poi, per proseguire sino al Bivacco Don Luigi Ravelli o sino al Corno Bianco per i più allenati fra i camminatori.

La salita è tosta, dopo 10 minuti incontriamo di nuovo l’altro sentiero in corrispondenza di una baita privata, da lì si prosegue in salita costante fino a metà tragitto circa, situato all’altezza di una bella fontana in legno, dove prendiamo nuovamente il sentiero di destra che prosegue verso l’Alpe Follu.

A sinistra si avanza verso i già citati Laghi Tailly, un trekking piuttosto intenso ma entusiasmante, che abbiamo avuto modo di “sperimentare” qualche anno fa (mettendoci circa 3:30h, quindi una buona media rispetto alle segnalazioni orarie del CAI) ed abbiamo intenzione di rifare in futuro, ma questa è (e sarà) un’altra storia…

Altra salita costante, e passiamo accanto ai cartelli che indicano la presenza dei resti delle vecchie miniere di manganese che hanno dato lavoro a molti abitanti della valle nei primi del ‘900, che decidiamo di visitare
al ritorno. Un quarto d’ora scarso, ed arriviamo alle pendici dell’alpeggio, dove fa bella mostra di sé una bella distesa di neve ormai ghiacciata, che superiamo senza grandi difficoltà senza attrezzatura ausiliare.

Diciamocelo, abbiamo scelto questa escursione tranquilla anche perché convinti dall’apertura del Rifugio Zar Senni, che è rimasto operativo per tutte le festività natalizie. Ancora una volta, non riusciamo a fare a meno di un bel piatto di polenta calda, che in contesti come questo assume connotati ancora più speciali!

Salutiamo i simpatici gestori del Rifugio e facciamo un “giro pro smaltimento” per l’alpeggio; è una splendida giornata, e il sole ci riscalda e ci rianima, pronti a scendere a valle.

Come da copione, tagliamo per raggiungere le miniere citate poco prima, incrociando due spettacolari grotte, presso le quali non manca uno scivolone su ghiaccio a testa (senza conseguenze), oltre ai resti della
teleferica che veniva usata dai minatori per portare a valle quanto estratto.

Ritorniamo sul “sentiero maestro” e, in 40 minuti circa, percorrendo il sentiero a ritroso, siamo di nuovo in paese; un altro trekking adatto a tutti, non vi resta che provarlo!

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